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Ph salentosubasio (cc flickr)

Sono cinque i paper selezionati dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione sul percorso di ricerca relativo al tema della Protezione civile e partecipazione. Il lavoro è una vera e propria ricerca-azione partecipata, uno strumento volto a promuovere fra gli attori del Servizio nazionale della protezione  civile (con particolare riguardo per il mondo del volontariato e della società civile) un confronto intorno all’idea di un modello di gestione sostenibile dei rischi socio-ambientali. Gli orientamenti e le ipotesi generali, nonché le modalità operative che a grandi linee indirizzano l’avvio e lo sviluppo dell’iniziativa sono stati presentati dalla Fondazione in un documento denominato “Protezione civile e partecipazione”. Il documento introduttivo si sofferma su quelli che sono considerati gli assi concettuali fondamentali della legge n. 225/92 che istituisce il Servizio nazionale della protezione civile.

I cinque paper trattano temi da diverse prospettive e verranno analizzati da una commissione composta da cinque accademici esperti sui temi oggetto della call: il prof. David Alexander, il prof. Lugi Pellizzoni, il prof. Fedele Ruggeri, l’arch. Francesco Santoianni e Riccardo Pensa della Fondazione Volontariato e Partecipazione come segretario. Saranno presentati entro il mese di maggio nel corso di un seminario specificatamente dedicato alla loro discussione.

Gli abstract sono consultabili ai seguenti link che ne presentano i relativi titoli:

Ipotesi di utilizzo di strumenti partecipativi geografici per la comunità nazionale dei volontari di Protezione Civile.

ProCivibus: la Protezione Civile partecipata nel Web2.0.

La comunicazione efficace come condizione chiave per lo sviluppo di una protezione civile partecipata. Una proposta per la comunicazione preventiva del rischio idrogeologico, elaborata per il territorio della Comunità Montana di Valtellina di Tirano.

Protezione civile e partecipazione. Quale modello per una gestione sostenibile delle emergenze socio-ambientali?

L’intervento psicosociale nelle catastrofi. Il caso dell’Abruzzo.

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