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volontariato
È un volontariato che resiste alla crisi e fa sempre di più la sua parte per far crescere la solidarietà e la partecipazione attiva nel paese quello che emerge dai dati della ricerca periodica “Caratteri e tendenze delle organizzazioni di volontariato in Italia” promossa dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione (Fvp) e dal Centro Nazionale per il Volontariato (Cnv).

Una ricerca che fa il punto sui tratti salienti del volontariato, facendo emergere anche alcune criticità. La ricerca è stata svolta su un campione rappresentativo per aree geografiche e settore di interesse di 2012 associazioni estratte dall’universo di tutte le associazioni iscritte ai registri regionali/provinciali. La parte relativa alle associazioni della donazione è stata svolta su un campione di 642 presidenti di associazioni. La ricerca nasce per fotografare i caratteri salienti delle Organizzazioni di Volontariato italiane. In occasione di Villaggio Solidale i curatori della ricerca rendono noti alcuni dei dati raccolti, in particolare relativi alla composizione associativa, ad alcuni funzionamenti ed orientamenti, alle conseguenze dell’attuale crisi economica e sociale. È stata realizzata tramite la somministrazione di uno stesso questionario, ma con tecnica diversa ad un campione di associazioni di “donatori” e ad un campione di tutte le associazioni iscritte ai registri provinciali/regionali. Essa dunque si compone di due indagini condotte in parallelo (per approfondimenti si rimanda alla nota metodologica in chiusura). La compilazione dei questionari è avvenuta fra novembre 2011 e febbraio 2012.

1. Caratteri delle organizzazioni di volontariato
1.1 La base associativa delle OdV in Italia
Dalle interviste realizzate ai 2.000 presidenti risulta che il 22% delle OdV italiane ha meno di 25 soci, il 42% tra 25 e 100 soci, mentre il 35% delle OdV ha più di 100 soci. È il Centro-Italia ad avere il maggior numero di OdV grandi (qui oltre il 43% delle OdV ha più di 100 soci), mentre il Nord-Ovest è l’area che ha il maggior numero di piccole OdV (il 25%). In media, dalle interviste condotte risulta che la piccola base associativa è tipica soprattutto delle OdV del settore della Protezione civile (le OdV con meno di 25 soci sono in questo caso il 38%) e del settore dei Beni Culturali (30%). Nel settore sanitario e socio-sanitario troviamo invece con maggiore frequenza OdV con grande base associativa (nel settore sanitario le OdV con più di 100 soci sono oltre il 55% e nel socio-sanitario il 43%). Un discorso a parte è da fare per le OdV operanti nell’ambito della donazione di sangue, tessuti e organi. Nel campo della donazione l’85% delle OdV ha più di 100 soci. Questa differenza si spiega verosimilmente con la circostanza di comprendere i donatori nella base associativa.
1.2 I soci “attivi”
Considerando i soli soci ‘attivi’, la maggioranza assoluta delle Odv italiane intervistate (il 54%) dichiara di avere un corpo associativo inferiore alle 25 persone. Il Centro-Italia è l’unica macro-area del territorio italiano (12%) e il sanitario è l’unico settore (15%) ad avere più del 10% di OdV che dichiarano di avere più di 100 soci ‘attivi’. Nel Nord-Est opera il maggior numero di OdV che dichiarano di avere meno di 25 soci ‘attivi’ (58%). Il settore dei Beni Culturali sembra caratterizzarsi per la base di soci ‘attivi’ piccola (qui le OdV del nostro campione che dicono di avere meno di 25 soci ‘attivi’ sono circa il 73%).
In sostanza pare osservarsi una significativa divergenza tra una base associativa ampia ed un corpo di soci effettivamente ‘attivi’ molto più ristretto. Quasi il 54% delle OdV italiane intervistate dichiara di avere meno di 25 soci ‘attivi’, circa il 36% di averne un numero compreso tra i 25 ed i 100 e solo il 9% più di 100. Si tratta di una distribuzione piuttosto differente da quella menzionata poco fa a proposito dei soci delle medesime OdV.
Prendendo in considerazione i soli soci ‘attivi’, anche per le OdV del campo della donazione si osserva un analogo e consistente ridimensionamento della base associativa rispetto alla più generale membership. Considerando i soli soci ‘attivi’, le OdV della donazione con meno di 25 soci sono il 32% delle rispondenti alla nostra indagine, quelle con un numero compreso tra 25 e 100 soci sono il 21% e quelle con più di 100 soci il 42%. Il numero molto elevato di OdV con grandi quantità di soci attivi che osserviamo tra le OdV della donazione rispetto a quelle non attive nella donazione (42% vs. 9%) lascia comunque margini all’ambiguità della considerazione dei donatori ‘attivi’ come soci ‘attivi’.*
1.3 Il volontariato sperimenta la parità di genere, ma non ai vertici
Nella base associativa ‘attiva’ delle OdV del nostro campione, le donne sono più degli uomini, sebbene la prevalenza sia modesta: il 53% dei soci ‘attivi’ sono donne e il 47% sono uomini. Il Centro-Italia ed i settori sociale e socio-sanitario sembrano gli ambiti territoriali e tematici nei quali la presenza di donne è maggiore. Tuttavia la prevalenza numerica delle socie ‘attive’ sui colleghi maschi è sempre modesta, non supera mai il 60% (e anche nel settore della Protezione Civile e del Sanitario non va mai sotto il 44%). Nel campo specifico della donazione, i dati raccolti con la nostra indagine mostrano uno scenario di genere invertito. In questo caso la base associativa ‘attiva’ delle OdV intervistate è composta per il 57% da uomini e per il 43% da donne.
In definitiva sembra di poter sostenere che il volontariato in Italia non sia più (se mai lo è stato) un fenomeno con una spiccata impronta di genere. Oggi è la parità di genere nella composizione delle basi associative ‘attive’ a caratterizzare il volontariato italiano.1
Dai dati raccolti emerge che il presidente è maschio in 2 OdV su 3 (66,3%), che non operano nel campo delle donazione in cui addirittura le donne ricoprono carica di presidente solo nel 20% dei casi (1 su 5).
1.4 La crisi generazionale
Dai dati della rilevazione Fvp-Cnv viene piuttosto confermata l’esistenza di una crisi generazionale del volontariato italiano. Su 100 soci ‘attivi’ nelle OdV del nostro campione meno di 23 sono giovani. Le OdV del Nord-Est sembrano avere la ‘maglia nera’ della presenza giovanile con solo il 17% di soci ‘attivi’ giovani, mentre nel Centro-Italia osserviamo la quota massima della presenza giovanile del nostro campione (che è comunque inferiore al 28%). Le OdV del settore ambientale e internazionale hanno le basi associative ‘attive’ in proporzione più numerose (qui i giovani sono più del 35% dei soci ‘attivi’). Sebbene la membership delle OdV del campo della donazione abbia molti elementi peculiari, è comunque da osservare che la percentuale di soci ‘attivi’ giovani sul totale dei soci ‘attivi’ è la più alta del campione di OdV intervistate (il 37%).
Se da una parte questi dati confermano un’impressione generalizzata di faticoso ricambio generazionale dei volontari delle OdV, occorre comunque osservare che le percentuali della presenza ‘attiva’ dei giovani nelle OdV intervistate non sono così differenti dalla struttura demografica italiana nella quale per ogni residente tra i 16 ed i 35 anni vi sono quasi 3 residenti oltre i 36 anni (dati demo.istat.it, aggiornati allo 01/01/2012). Considerando la struttura demografica italiana, anche il “primato” dell’anzianità della base associativa ‘attiva’ del Nord-Ovest potrebbe spiegarsi con la vecchiaia della popolazione ivi residente (Liguria e Piemonte hanno alcuni tra i più alti indici di vecchiaia tra le regioni italiane, cfr. demo.istat.it).
Tuttavia anche il volontariato italiano conferma la tendenza a trovare pochi giovani nelle posizioni di vertice: solo il 5% dei presidenti delle OdV non operanti nel campo della donazione ha meno di 35 anni. Per le associazioni della donazione la percentuale scende al 3%.
1.5 Sempre più immigrati fra i volontari, ma solo in alcuni ambiti
L’indagine ha concentrato l’attenzione anche sulla presenza di persone di cittadinanza non italiana nella base associativa ‘attiva’ delle OdV italiane. I dati raccolti con le interviste ai 2000 Presidenti mostrano che il 28,08%  delle OdV hanno volontari di origine straniera. Tra questi, mediamente, i volontari extra-comunitari sono il 52,9%. In definitiva solo il 14,9% delle OdV intervistate dichiara di avere cittadini extra-comunitari tra i propri volontari. Il coinvolgimento dei cittadini extra-comunitari nelle OdV risulta dunque un fenomeno episodico ed eccezionale nel panorama del volontariato istituzionalizzato italiano. Nel campo della donazione, invece, tra le OdV intervistate il 40% ha dei volontari stranieri e, tra questi, il 84,8% è cittadino/a extra-comunitario/a. Dunque, stando ai dati raccolti, il 33,8% delle OdV della donazione ha cittadini extra-comunitari tra i propri volontari. La media soci stranieri su soci attivi per le sole organizzazioni che hanno indicato di avere soci stranieri è del 14,06%, mentre la media su tutte le organizzazioni (al lordo quindi di chi non ha indicato di averne di stranieri) è del 3,54%.
1.6 La partecipazione dei soci
L’indagine ha cercato di capire con domande specifiche anche alcuni aspetti specifici della partecipazione dei soci nelle OdV italiane. In media, le OdV intervistate hanno fatto nel 2011 quasi 4 assemblee. Considerando che il Codice Civile italiano (art.20) dispone un “minimo” di una assemblea l’anno (per l’approvazione del bilancio), si potrebbe ritenere le quasi 4 assemblee annuali costituiscano un numero relativamente elevato. Tra le OdV intervistate le più “assembleariste” sono quelle del Sud e delle Isole e, con riferimento al settore di operatività, quelle della Protezione Civile. I dati raccolti dalle OdV del settore della donazione rivelano una frequenza media di assemblee nell’ultimo anno assai inferiore. In media le assemblee svolte nel 2011 dalle OdV della donazione sono state meno di 2 (la metà della media delle OdV non operanti nella donazione).
1.7 La crisi e il turn-over dei volontari
Nonostante la presenza dei giovani nelle OdV sia oggi scarsa, dai primi dati dell’indagine Fvp-Cnv emerge un significativo turn-over dei volontari nelle OdV italiane. Il 77% delle OdV intervistate sostiene che nel 2011 hanno visto l’ingresso di nuovi volontari e il 48% che nello stesso anno alcuni volontari hanno interrotto il loro impegno. Nel complesso comunque circa il 57% delle OdV intervistate dichiara di avere aumentato i propri volontari nel 2011. A livello territoriale il dato dell’aumento dei volontari pare abbastanza omogeneo: la maggior parte di OdV che sostiene di avere aumentato il numero di volontari nell’ultimo anno sale, al massimo, al 59% al Sud e Isole e scende, al minimo, al 52% nel Centro. Rispetto ai diversi settori di operatività, si osserva maggiore variabilità. Le OdV che sostengono di avere aumentato i propri volontari nel 2011 sono il 72% nel settore Internazionale e il 48% nel settore dei Beni Culturali. Nel complesso le OdV della donazione che nel 2011 hanno aumentato i propri volontari sono il 68% del totale delle OdV intervistate. Ad una prima analisi, dunque, la crisi non sembra avere inciso negativamente sul turn-over dei volontari che nel 2011 registra un saldo positivo per la maggioranza assoluta delle OdV.
2. Il volontariato resiste alla crisi
2.1 Le fonti di finanziamento
I ‘contributi di soci o tesserati’ e ‘le donazioni di cittadini, i lasciti, le offerte’ sono, tra le voci di entrata prevalenti, quelle indicate più frequentemente dai Presidenti. Il 51% delle OdV si sono finanziate nel 2011 con i ‘contributi di soci o tesserati’ ed il 45% mediante ‘donazioni di cittadini, lasciti, offerte’. Più di un Presidente su 4 indica tra le fonti di entrata prevalenti nel 2011 i ‘contributi da enti pubblici’ (30%) e ‘le convenzioni o i corrispettivi di prestazioni’ (27%). Le ‘attività di auto-finanziamento’ sono indicate come fonti di entrate prevalenti dal 22% dei Presidenti, il ‘contributo da enti privati’ dal 17%, il ‘finanziamento di progetti’ dal 12% e la ‘vendita di beni e servizi marginali’ dal 4%.
Ad una prima analisi sembra di poter osservare, anche in tempi di crisi, una tenuta delle fonti economiche derivanti dalla base associativa, dal radicamento territoriale e dal consenso sociale delle OdV: i soci ed i cittadini più che altri soggetti costituiscono, nel totale delle OdV intervistate, coloro che hanno reso possibile, nel 2011,  la costituzione del patrimonio e dunque la realizzazione delle attività delle OdV. Le fonti di natura istituzionale (contributi e convenzioni da enti pubblici) costituiscono sicuramente un ausilio rilevante, ma solo per una OdV su 4.
Sono tuttavia da osservare molte disomogeneità nei profili delle fonti di entrata prevalenti delle OdV italiane. Le differenze più significative sono quelle delle fonti prevalenti di entrata tra OdV operanti in settori diversi. I ‘contributi di soci e tesserati’ sono da considerare prevalenti per il 73% delle OdV operanti nei Beni Culturali e per il 62% di quelle operanti nei Beni Ambientali e, d’altra parte, solo per il 42% di quelle operanti nella Protezione Civile. Le donazioni, i lasciti e le offerte sono prevalenti per il 54% delle OdV operanti nel settore Internazionale e per il 53% di quelle del settore Socio-Sanitario e solo per il 27% delle OdV della Protezione Civile. Le entrate derivanti da convenzione o da corrispettivo di prestazioni sono tipiche del settore Sanitario (prevalenti per il 43% dei Presidenti intervistati) e della Protezione Civile (prevalenti per il 39%) e marginali per le OdV dei settori Internazionale (prevalenti solo per il 10,5% dei Presidenti) e dei Beni culturali (14%). Ad una prima analisi sembra di poter osservare che le OdV del settore Sanitario e del settore Protezione Civile dipendono in misura maggiore da fonti di entrata di natura istituzionale, mentre le OdV del settore Internazionale e del settore dei Beni ambientali sono quelle che vi dipendono meno.
La maggiore disomogenità territoriale riguarda invece il Centro-Italia. I Presidenti delle OdV del Centro-Italia indicano con maggiore frequenza la prevalenza delle entrate da convenzione e corrispettivo di prestazioni (il 39% contro una media nazionale del 27%).
2.2 Le uscite
Dai dati dell’indagine Fvp-Cnv emerge anche che la prevalenza delle uscite 2011 delle OdV è destinata all’acquisto di beni e servizi: il 71% dei Presidenti intervistati indica questa uscita come prevalente nel 2011. Nei settori Sanitario e Protezione Civile la quota dei Presidenti che indicano la prevalenza dell’acquisto di beni e servizi sale all’84%, manifestando dunque l’importanza preminente dell’acquisto di mezzi e attrezzature in questi ambiti di operatività del volontariato.
È anche da osservare che le uscite per sussidi, erogazioni e contributi a terzi sono marginali per le OdV intervistate: nel complesso solo il 14% dei Presidenti comprende questa tipologia di spesa tra quelle prevalenti del 2011. La rilevanza di questa voce aumenta per le OdV del settore Sociale e del settore Internazionale, pur restando minoritaria la quota di Presidenti che indica questa fonte tra le prevalenti del 2011 (un Presidente su 5 in entrambi questi casi). Pare in definitiva smentita l’ipotesi di un volontariato che incentra la propria operatività sulla distribuzione di sussidi monetari a chi ne ha bisogno.
Non è da sottovalutare la contrazione del volume delle entrate che più di una OdV su 4 ha subito nel 2011 rispetto al 2010. Le OdV che sembrano soffrire di più la diminuzione delle entrate 2011-2010 sono quelle del Centro Italia e, con riferimento al settore, quelle della Protezione Civile. In quest’ultimo caso la quota di OdV che nel 2011 hanno dinuito le entrate rispetto al 2010 sale al 36%. Occorre prestare attenzione anche al differenziale delle entrate 2011-2010 delle OdV del campo della donazione. In questo caso il 40% dei Presidenti dichiara che le entrate del 2010 sono state inferiori a quelle del 2011, ma vi è d’altra parte più di un Presidente su 4 che pensa che siano cresciute.
Un fuoco tematico dell’indagine Fvp-Cnv riguarda le Convenzioni che tra OdV ed enti pubblici nel 2011. Dalle interviste con circa 2000 Presidenti di OdV, si può ricavare che il 45% delle OdV italiane ha avuto, nel 2011, Convenzioni in corso con enti pubblici, mentre il 54% non ne ha avute (l’1% non sa o non risponde). Il dato è omogeneo per tutte le macro-aree territoriali dell’Italia, tranne che per il Centro. Il 51% dei Presidenti delle OdV di Toscana, Umbria, Lazio e Marche intervistati dichiarano che la propria OdV ha avuto una Convenzione attiva con un ente pubblico nel 2011. Si tratta verosimilmente di un’ulteriore conferma della propensione all’istituzio­na­lizzazione delle OdV dell’Italia Centrale.

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