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Intervento di Riccardo Guidi al Meeting delle Misericordie della Toscana e dei Gruppi donatori di sangue ‘Fratres’, che si è svolto sabato 7 luglio a Peccioli (Pisa).

1. Pro-vocare per reagire. Come affrontare “tempi interessanti”?

Per un intervento che aspira a pro-vocare questioni per la discussione, Slavoj Zizek -“il filosofo più pericoloso d’occidente” come l’ha definito una rivista americana- può essere richiamato per molti motivi. Uno dei più stimolanti -sebbene molto didascalico- è l’incipit del suo ultimo libro tradotto in italiano. Con il titolo del libro di Zizek, vi do il mio benvenuto a questa importante occasione di riflessione e dibattito al Meeting delle Misericordie e dei Gruppi Fratres della Toscana: benvenuti in tempi interessanti.

Dicono che in Cina se si odia veramente qualcuno, lo si maledice così: “Che tu possa vivere in tempi interessanti!” Storicamente i “tempi interessanti” sono stati periodi di irrequietezza, di guerre e lotte per il potere che hanno portato sofferenze a milioni di innocenti. Oggi ci stiamo chiaramente avvicinando a una nuova epoca di tempi interessanti. Dopo decenni di Stato sociale in cui i tagli finanziari erano limitati a brevi periodi ed erano sostenuti dalla promessa che le cose sarebbero ben presto tornate alla normalità, stiamo entrando in un nuovo periodo in cui la crisi economica è diventata permanente, è ormai un semplice modo di vita (Zizek, 2012).

Credo che si possa partire da qui, da un punto su cui possiamo essere tutti d’accordo: oggi viviamo in “tempi interessanti”, tempi che -volenti o nolenti- sfidano frontalmente il nostro modo di vita, gli assetti istituzionali, nonché i valori e le identità delle organizzazioni di volontariato. Abbiamo ripetute conferme che l’area della povertà e del disagio si sta allargando, che le solidarietà tradizionali -come la famiglia- sono sempre più sotto pressione, che le nostre istituzioni e le nostre associazioni fanno fatica.

La vita delle istituzioni, delle amministrazioni locali, delle organizzazioni di volontariato e di chi vi presta servizio è nei fatti ormai segnata ogni giorno da una questione persistente: come rispondere alle sfide poste dalla crisi? Come affrontare -direbbe Zizek- questi “tempi interessanti”? Questa è la domanda di fondo che propongo a tutti i partecipanti a questo dibattito.


2. La crisi e il sistema socio-sanitario toscano. Un dibattito con tre insidie

Il dibattito sulla sanità toscana (e non solo su questa!), per come si è letto sui giornali negli ultimi mesi, è incentrato su una domanda evidente che sembra segnare una ben precisa priorità politica: come rendere economicamente più sostenibile il sistema di assistenza socio-sanitaria? Tagli alle spese e ai consumi sanitari (a partire da quelle spese e quei consumi che sono giudicati sprechi), emersione dell’evasione della contribuzione sanitaria sono temi institi nella direzione di conservare un equilibrio dei conti sempre più difficile da mantenere. Nessun cittadino affezionato al bene comune può essere contrario alla razionalizzazione della spesa e alla lotta all’evasione. Ma, scavando un po’ di più, il dibattito corrente sulla sostenibilità della sanità toscana rivela insidie di cui essere consapevoli. Personalmente ne vedo almeno tre.

NOTA: Le considerazioni che brevemente sviluppo originano dallo spoglio dei quotidiani Tirreno,  Nazione, Corriere Fiorentino, Sole24Ore, tra Aprile e Giugno 2012.

Prima insidia: se il taglio non è spot, l’effetto è la modificazione del modello di assistenza

In un’Italia in cui la classe politica e amministrativa gode di scarsa fiducia, il taglio agli sprechi può essere un’operazione di immagine piuttosto agevole. Il discorso è invece molto diverso se il taglio delle spese del sistema sociosanitario non si prefigge solo obiettivi di immagine, ma di sostanza. In questo caso occorre essere consapevoli delle implicazioni sul sistema. Analizzando la spesa pubblica della nostra Regione, Alessandro Petretto, uno dei più noti economisti toscani, ha avuto al proposito parole chiare: non si raggiungono significativi livelli di taglio ai costi della sanità regionale “senza modificare il modello di assistenza socio-sanitaria pubblica a cui i toscani sembrano molto affezionati” (Petretto, 2012). Delle due l’una, quindi: o il taglio incide sul supefluo e allora non ha peso nei conti pubblici regionali, oppure il taglio è significativo e allora il modello di assistenza toscano non sarà più come prima. Insomma il messaggio pare chiaro: non esistono tagli significativi che siano indolori. Da quanto si legge, la Regione Toscana è più in linea di altre Regioni nei nuovi equilibri dei conti pubblici statali. Sembra che le virtù finanziarie regionali consentano dunque di mantenere l’efficacia del sistema di assistenza. Ma occorre essere consapevoli che il quadro dei rapporti tra domanda e offerta di servizi oggi non è più quello di ieri.

 

Seconda insidia: per conservare gli standard occorre una politica di cambiamento
Vedo tre strategie generali possibili con cui sopravvivere ai tagli:

  • Contestarli (per vari motivi e con svariate argomentazioni, più o meno fondate)
  • Limitare i tagli nella prospettiva di conservare sostanzialmente inalterata l’offerta di servizi (eliminazione sprechi, contrasto all’evasione)
  • Affiancare ai tagli un deciso rinnovamento della strategia politica sulle risposte organizzate ai bisogni sociali

Il dibattito attuale è incentrato sulle prime due strategie: esiste una dialettica politica aspra sui tagli e prevale l’idea che se i tagli sono da fare si faranno, ma nella prospettiva di conservare sostanzialmente inalterata l’offerta di servizi pubblici. Sono convinto che chi sta lavorando nella prospettiva di “tagliare per conservare” sia animato da una nobile intenzione: quella di non far pagare ai più deboli gli effetti della crisi, garantendo gli standard di assistenza. Eppure occorre essere consapevoli che lavorare soltanto nella direzione di tagliare oggi e domani per conservare la maggiorparte dei servizi di ieri significa  produrre comunque conseguenze pesanti sui cittadini perché la domanda di servizi di oggi non è più quella di ieri; è nel frattempo cambiata e aumentata.

Oggi per conservare la qualità dell’assistenza sociale e sanitaria (ma anche dell’offerta educativa) siamo costretti ad inventarci  qualcosa di nuovo. Questa è una stagione di invenzioni obbligatorie per il welfare: se accanto agli eventuali tagli, anche i più limitati possibili, non inventiamo qualcosa, allora gli effetti prodotti incideranno comunque negativamente sulle persone e i cittadini che
sperimentano vecchie e nuove difficoltà.

NOTA: Tra gli argomenti più convincenti vi è quello per cui i tagli ai comparti sociali e sanitari della spesa pubblica devono confrontarsi con l’intero della distribuzione della spesa pubblica nazionale. Ad esempio -ad avviso dei curatori del Rapporto SocialWatch (2012, 14-15)- con le  persistenti e consistenti spese militari.

 

Terza insidia: la qualità della salute dei toscani dipende da molto altro…

Il dibattito sui tagli sembra dimenticare ciò che una grande quantità di ricerche internazionali hanno mostrato: la qualità della salute dipende solo in minima parte dalla qualità dei servizi sanitari offerti, mentre dipende molto di più da i cosiddetti “determinanti sociali di salute”.

I fattori socio-economici e gli stili di vita contribuiscono per il 40-50% alla salute dei cittadini; lo stato e le condizioni dell’ambiente per il 20-30%; l’eredità genetica per un altro 20-30%, e i servizi sanitari solo per il 10-15%. Una seria politica per la salute non si  concentra dunque solo sull’offerta di sanità, ma sa guardare nel profondo alla quotidianità della vita delle persone, ponendosi obiettivi ambiziosi. Per essere efficaci le “invenzioni obbligatorie per il welfare” devono essere invenzioni di sistema, capaci di mobilitare non solo le componenti dei servizi sanitari (medici, strutture, attrezzature…) ma un’insieme molto più ampio di attori e di energie sociali che sappiano anche promuovere qualità degli stili di vita quotidiana, qualità delle relazioni e qualità dell’ambiente.

NOTA: Non è molto citato, quanto invece è significativo, il Manifesto per l’Equità che molte associazioni professionali della sanità italiane (AIE, SitI, AIES, Società di Epidemiologia  Psichiatrica) hanno adottato nel 2006. Rimando al Manifesto  anche per le fonti bibliografiche sui determinanti sociali di salute.

 

3. Quale stagione di invenzioni per il sistema socio-sanitario toscano?

Auspico dunque che la stagione di tagli, se mai i tagli debbano proprio essere e se mai debbano colpire il settore socio-sanitario della spesa pubblica, sia inserita in una stagione politica densa di invenzioni. Ma chi può fare, in questa stagione, la parte dell’inventore? Vedo tre possibili risposte:

  • Un soggetto potente e legittimato che “innova dall’alto”.
  • Un movimento sociale “dal basso” che rovescia gli equilibri sociali.
  • Cittadini, organizzazioni della società civile e amministrazioni locali di vario livello che sperimentano invenzioni in reciprocità “dal basso all’alto” e “dall’alto al basso”.

Le prime due sono improbabili e per certi versi pericolose. La terza è la più realistica, ma sfida le attuali forme di relazione tra organizzazioni della società civile, amministrazioni locali, istituzioni.

Per inventare in reciprocità il nuovo welfare organizzazioni della società civile, amministrazioni locali, istituzioni sono disponibili a costruire modalità di partnership differenti da quelle osservate all’opera in svariate situazioni?

La necessità di costruire modalità di partnership che stimolino l’invenzione reciproca più che la delega reciproca non è forse una delle urgenze più evidenti sia per le organizzazioni della società civile che per le amministrazioni locali?

Dal mio piccolo scenario osservo che qualche tentativo in questa direzione esiste. Nella prospettiva dell’invenzione in reciprocità già lavorano piccole esperienze di tavoli di lavoro congiunti tra enti locali, organizzazioni di volontariato, gruppi di cittadini e famiglie. Nel lavoro che la Fondazione Volontariato e Partecipazione sta realizzando in Toscana, accompagnando due laboratori di innovazione sociale, ma altre esperienze simili sono in corso. Si tratta di esperienze che sembrano caratterizzarsi per 3 elementi fondamentali:

  • Lavorano inizialmente su piccola scala, molto vicino ai cittadini comuni, dopo un serio percorso di analisi dei bisogni, eppoi eventualmente vengono generalizzate
  • Sperimentano attività che vengono ideate dentro il tavolo, in modo condiviso dove ognuno mette qualcosa prima di chiedere qualcosa.
  • Attivano risorse esistenti ma dimenticate o non sfruttate, coinvolgendo chi porta il disagio nella produzione di attività contro il disagio e chi fino a ieri era un “insospettabile del disagio”.

Questa modalità di lavoro sfida il funzionamento sia delle amministrazioni locali che delle organizzazioni di volontariato. Le OdV non partecipano a questi tavoli per negoziare condizioni contrattuali per la gestione di servizi, né per concertare la difesa di interessi legittimi ma categoriali. In questi tavoli le OdV giocano il ruolo di manutentori di beni in comune, di co-inventori di iniziative di comunità fuori dagli schemi consueti. Le amministrazioni locali che partecipano a questi tavoli hanno ammesso la propria incapacità di gestire da sole le risposte ai bisogni sociali e definiscono insieme ad altri l’agenda della politica sociale locale. Questi tavoli vanno innanzitutto alla ricerca dei problemi, eppoi identificano le soluzioni. Spesso invece si fa il contrario: replichiamo soluzioni già pronte a problemi che non esistono più (de Leonardis, 2001).

I patti locali per il welfare che vengono generati da questi tavoli non sono il punto di partenza ma casomai l’esito di un percorso che prima deve definire l’oggetto del patto rispondendo a domande del tipo: quali bisogni ha il territorio? Quali sono prioritari? Come rispondervi in questa stagione di tagli? Gestire insieme la risposta a queste domande significa non solo costruire nuovi metodi d’intervento sociale ma anche -forse- generare un modo diverso di far politica.

 

Riferimenti
de Leonardis, O. (2001), Le istituzioni. Come e perché parlarne, Roma, Carocci
Petretto A. (2012), Quali spese tagliare? Appunti per la Toscana, in Corriere
Fiorentino, 06/05/2012
Social Watch (2012), Diritto a un Futuro, Rapporto italiano 2012, Roma
Zizek S. (2012), Benvenuti in tempi interessanti, Firenze, Ponte alle Grazie

 

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